Viviamo in un epoca che non possiamo dimenticare

Immaginiamo di sederci davanti ad un camino (siamo in tema natalizio) con i nostri nipotini e di raccontare l’epoca in cui ascoltavamo musica dall’Ipod, di quando scoprivamo le ultime uscite su MTV e quando facevamo la fila ai supermercati per comprare la nuova cartuccia per il Super Nintendo. Secondo voi quale sarà la loro risposta?

Se state pensando che vi guarderanno meravigliati, ascoltando cose che per loro sono inconcepibili, credo che vi state sbagliando. Ora vi spiego il motivo:

Proprio oggi sono finito su un articolo sulle solite “Cose che ti fanno sentire vecchio”. Si parlava del fatto che negli Stati Uniti d’America è stato inaugurato un museo degli anni 2000. Avete capito bene, il museo che mostra il passato più remoto….solo 10 anni fa. Mentre noi in Italia abbiamo ancora il problema delle civiltà preromane che otturano il terreno con dei vasi antichi con degli alfabeti più antichi del greco, negli Stati Uniti fanno un museo dove si possono vedere videoregistratori, Nintendo64, Il Walkman Sony etc. etc. etc.

Torniamo un attimo a noi. Da buon trentenne, Facebook mi ricorda ogni giorno, per tre volte al giorno, le cose che facevo da bambino, i giochi che avevo, i programmi che guardavo e la musica che ascoltavo. Operazione Nostalgia, la chiama qualcuno, oppure Throwback time. Nel mio tempo morto, aspettando l’autobus, aprendo la mia bacheca vedo solo videogiochi di Commodore64, puntate intere di Yattaman, gli esordi dei comici napoletani su Telegaribaldi e Il Napoli di Pino Taglialatela. Ovviamente noi cosa facciamo quando vediamo qualcosa del genere? Condividiamo e Tagghiamo. Attiriamo altri come noi che, al grido di #Macchenesanno, cerchiamo di educare una generazione nuova che magari vorrebbe solamente viversi la propria e costruirsi i propri ricordi lontano dai nostri.

Viviamo in un epoca in cui “Non possiamo dimenticare”. Chi dimentica è complice diceva un detto, ma sento che non ho modo di lasciare andare un qualcosa che, magari riprendendola in futuro possa suscitarmi quella sensazione di vera nostalgia. Tanto per l’ingordigia del mondo online, per far crescere le vostre pagine e guadagnare un po’ di soldi, qualche articolo che mi ricorda che da piccolo giocavo con il Crystal ball e il Super Santos tornerà e me lo ricorderà.

La vostra Operazione Nostalgia mi porterà a non averla più da anziano.

Quindi, tornando alla prima domanda:
– Io quando ero piccolo ascoltavo la musica su MTV e la scaricavo sul mio IPod
– Lo sappiamo, l’ho letto su Facebook.

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LA GENTE NON LEGGE PIU’

Mi sto accorgendo sempre di più che nella società attuale, grazie anche al lavoro che faccio, che la gente sta perdendo l’abitudine di leggere. Non dico che le persone hanno smesso di farsi scorpacciate di romanzi e di digerirsi i tomi di 3000 pagine, ma si sta perdendo l’abitudine di far attenzione a quello che ci appare in giro, tra la televisione, sui cartelloni pubblicitari, sulle lettere che ci vengono spedite, sulle istruzioni dei singoli oggetti di vita quotidiana.

La nostra attenzione si focalizza sempre in modo sbagliato, forse per un atteggiamento nostro che sta diventando sempre più pigro. Cerchiamo sempre di evitare le lunghe scritte in piccolo, quando li troviamo di fronte cerchiamo i punti salienti oppure leggiamo le ultime parole dei punto e a capo. Abbiamo soprattutto uno sfegatato amore per i grassetti e i sottolineati. Cosa sbagliata perchè trasliamo sempre il senso del discorso e comprendiamo sempre un significato differente.

Il bello e che, per la nostra presunzione e il nostro orgoglio, cerchiamo di far valere quello che abbiamo capito anziché avere l’umiltà di rileggere per vedere se abbiamo capito bene.

Il risultato sarà sempre come l’esempio riportato qui sotto.

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Stiamo arrivando ad un punto che preferiamo ascoltare anziché leggere. Crediamo che se una cosa ci viene detta è molto più assimilabile, ma non è detto che focalizziamo meglio la nostra attenzione, anzi, anche li prendiamo solo quello che vogliamo sentire.

Le cose che ti fanno sentire vecchio

Scrissi quest’articolo per un noto giornale locale per cui ho lavorato raccogliendo tutte le informazioni dai social e dagli altri blog sulle cose che ti fanno sentire vecchio. Ho deciso di riprenderlo alla soglia dei trent’anni modificandone alcune parti perché più ti avvicini a quell’età e più ti rendi conto di alcune cose

  • I ragazzini più piccoli di te iniziano a darti del “lei”
  • Uno o più dei tuoi compagni (o compagne) di scuola delle superiori si sposa
  • La tua home page di Facebook inizia a popolarsi di immagini di bambini appena nati.
  • Preferisci pagare un po’ di più per un un albergo piuttosto che andare a stare in un ostello con 10 sconosciuti come avresti fatto fino a pochi anni fa.
  • I tuoi viaggi si cominciano a trasformare da “Coffe Shop e Discoteche nel Red Light District di Amsterdam” a “Passeggiata tra i castelli della Loira”
  • Ti rendi conto che il tuo stomaco non ha più gli enzimi per digerire determinate categorie di cibi e bevande.
  • Certe volte ti viene in mente qualcosa che è successo 10 anni prima e ti rendi conto del fatto che non hai più 20 anni.
  • Certe volte ti viene in mente qualcosa che è successo 10 anni prima ma a te sembra che sia successa l’anno scorso.
  • Il tuo gruppo/cantante preferito ha iniziato la sua carriera non prima del 1995 e i calciatori della serie A cominciano tutti ad esser più giovani di te.
  • Cominci ad odiare i posti troppo affollati.
  • Ogni volta che entri nel tuo conto corrente online hai sempre più paura.
  • Il sabato e la domenica sono fatti per riposare.
  • Sebbene fino a meno di 5/6 anni fa avresti potuto tranquillamente passare due notti di fila senza dormire ora se solo provi a dormire meno di 6 ore a notte sei rincoglionito per 3 giorni di fila.
  • Ci sono sempre più gruppi musicali che non hai idea di chi siano.
  • Parlando dei tuoi gruppi e cantanti preferiti, dei tuoi idoli calcistici e dei cartoni animati che hai visto alle nuove generazioni susciteranno in loro una marea di dubbi perché non hanno proprio idea a cosa ti riferisca.
  • Inizi a pensare che dovresti iniziare a fare esercizio fisico, un giorno…
  • Capisci che, forse, i tuoi sogni di quando eri bambino rimarranno solo dei sogni.
  • Realizzi che i tuoi genitori erano già genitori alla tua età.
  • Ogni tanto riguardi i vecchi classici Disney e piangi.
  • Ti ecciti facilmente per cose veramente stupide. Come “mutuo a tasso agevolato” e ti rendi conto di quanto possa essere eccitante il listino auto usate
  • Ti decidi a cucinare, e anche se quello che prepari fa schifo continui a farlo.
  • Correre ti fa venire male alle gambe, camminare ti va venire male alle gambe, più o meno tutto ti fa venire male alle gambe.
  • Casa tua inizia a sembrare una foto nel catalogo dell’Ikea
  • Lo schermo del computer, lo stesso su chi hai lavorato per anni, inizia a diventare illegibile se posto a più di una certa distanza.
  • Gli incontri con gli amici si sono trasformati da “serata in discoteca” a “cena al ristorante”
  • Collassi stanco distrutto nel divano almeno una volta a settimana.
  • I volantini del supermercato con le offerte sono diventati più interessanti rispetto a qualche anno fa.
  • Il tuo portafogli è pieno di bigliettini da visita di persone o società che a malapena ricordi.
  • I colleghi di lavoro ti parlano dei propri figli.
  • Trovi mille volte più eccitante comprare un paio di scarpe comode piuttosto che un paio di scarpe “fighe”.
  • Ti renderai conto che la categoria Milf risulti giovane mentre le Teen troppo piccole.
  • Ti scende una lacrima quando i teenagers di oggi ti diranno che sono nati nel 97.
  • Quando dirai che MTV era un canale musicale le nuove generazioni non lo crederanno.
  • Quando dirai che non utilizzavi Youtube per ascoltare musica si domanderanno come facevamo a cercare un gruppo musicale.
  • Le felpe non risulteranno più adatte per uscire, meglio i caldi maglioni di lana.
  • Cominci ad avere una strana attenzione per gli orologi che prima non avevi.

QUANTO VALE UN CD?

Ne abbiamo pile intere nelle nostre case e abbiamo comprato torri, scaffali e cassetti per riporli in ordine alfabetico o di pubblicazione. Abbiamo fatto grandi viaggi per trovarli, il più delle volte li compravamo alla cieca, senza conoscere il contenuto ma vedendo solo la copertina e sentendo il genere dell’artista. Li maneggiavamo con cura per non rovinarli e stavamo attenti a non farli cadere o graffiare. Appena avevamo 20 euro (o 40.000 lire) il nostro pensiero era quello di fare un giro in un negozio di musica o in un megastore per prenderne uno e non vedevamo l’ora di tornare a casa per ascoltarlo e cominciavamo ad accendere l’autoradio per dare il primo ascolto.

Come avete capito stavamo parlando dei CD, il simbolo della musica della nostra epoca. L’elemento che distingueva la generazione che va dai primi 90 agli inizi del 2000, quella che ha seguito l’epoca delle musicassette e ha preceduto la generazione dei youtuber. Ma nonostante tutto questo, il CD continua ad essere un oggetto intramontabile, ambito da tante persone. Abbiamo spesso sentito parlar male di loro dicendo che hanno perso il loro vero valore e sono diventati “roba da collezonisti”.
Ma nel frattempo mi domandavo: “Ma quanto vale un CD?”

Con le nuove tecnologie, la realizzazione di un CD non è più quel traguardo inaccessibile, ambito dai musicisti come la consacrazione di una carriera sudata. Basta frequentare un corso di qualche centinaia di euro, altre due per un buon programma, un computer di casa e qualche microfono decente, ed ecco qua il tuo studio di registrazione personalizzato. Chi ha avuto la possibilità di spendere questi soldi e avere uno spazio a disposizione ha già realizzato nel proprio garage una sala recording, trasformandosi in produttori artistici. Il loro prodotto viene offerto ad una cifra che si aggira tra i 70 e i 100 euro ad incisione.

Con prezzi cosi abbordabili è normale vedere gruppi non molto famosi avere già un bel numero di registrazioni alle spalle. Eppure, al giorno d’oggi la risposta è sempre la stessa: “non è più semplice se mi passi il canale di youtube?”.

Proprio grazie a Youtube se il nostro supporto preferito sta andando nel dimenticatoio. Più veloce, più facile, più economico rispetto all’idea di spendere dai 10 dai 20 euro, soldi che potrebbero essere usati per bere in un locale mentre si ascolta una band dal vivo. Ormai la musica è un prodotto talmente accessibile che tutti ascoltano tutto, e da questa situazione sorge anche il problema dell’artista in se, che non riesce ad offrire un prodotto innovativo e competitivo.

Il CD ormai è diventato nel pensiero comune “Roba da collezionisti”, un oggetto che solo i veri appassionati del genere o della artista si possono permettere. Perché ormai è inutile andare in un negozio di musica per comprare un qualcosa che posso trovare su Youtube, Spotify, MP3 downloader e Torrent e tanti altri supporti che non ti costringono a metter le mani sul portafogli. Ma questa generazione non potrà mai provare quella sensazione di comprare l’album del proprio artista preferito nel negozio di musica, aprire il cellophane attentamente senza rischiare di graffiare la copertina, mettere con due dita il cd nello stereo e passare due ore di ascolto disteso sul letto o sul divano.

Eppure, all’epoca riuscivamo a sentirlo tutto d’un fiato….

IL SUCCESSO NASCOSTO DELLE SERIE TV ITALIANE

Conosco molte persone che sono appassionate di serie TV internazionali e da loro sento spesso parlare di Lost, Once Upon a Time, How I Met Your Mother, Game of Thrones e Big Bang Theory. Le stesse descrivono le serie TV italiane come dei fiaschi colossali che sono adatti solo ad un pubblico medio, che si aggira tra i 40 e i 60 con dubbia cultura. Eppure scopro che in realtà anche noi abbiamo da offrire qualcosa che nel mondo ritaglia la sua nicchia di successo. Ad esempio Montalbano che ha un grande seguito negli USA (MHzNetworks), in Francia (France3), Inghilterra (BBC4), in Spagna (La Cinco e ho anche avuto modo di vederlo in prima serata doppiato in lingua) e addirittura Australia.

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Noi non ce ne accorgiamo ma l’Italia esporta un gran numero di Serie TV con un gran seguito e un ottimo successo. Un esempio su tutti è stata “Elisa di Rivombrosa”. Più volte definito dai giovani italiani: “una telenovela da vecchie casalinghe”, senza immaginarsi che è un prodotto italiano che ha avuto un successo strepitoso in Albania, Belgio, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia, Spagna, Malta, Ucraina e Canada. Puntualizziamo che la serie è stata vista solo in Italia da 12.080.000 telespettatori, con uno share pari al 41,54% (Record).

Incantesimo, Romanzo Criminale (che ha avuto un successo in 40 paesi compresi USA su canale Starz ), Don Matteo (anche questo visto in spagnolo), Fantaghirò sono altri nomi che hanno avuto un notevole successo, fino ad arrivare a Gomorra (trasmesso in USA in napoletano sottotitolato, III posto come miglior serie trasmessa nel 2016).

Beh, io che posso dire? Solo che mi sembra assurdo che gli americani apprezzino le gangsta stories all’italiana, dopo aver visto i loro Magnum P.I., CSI e Sopranos.

SE IL SISTEMA E’ SBAGLIATO E’ ANCHE COLPA DELLA SCUOLA

Questo è sempre stato uno dei miei pensieri fissi e come ho detto nel titolo di questo articolo, credo che se c’è qualche falla nel sistema è anche colpa della scuola.

Cosa ci ritroviamo noi italiani alla fine dei trent’anni? Come ho già spiegato in un altro articolo non sappiamo mai cosa vogliamo dalla vita, forse perché non ci hanno aiutato a scegliere un percorso, perché abbiamo seguito il nostro istinto o perché il sistema anziché aiutarci ci impone ad avere titoli che, a mio parere, non servono più come una volta.

Parlando con dei vecchi colleghi di Erasmus, il primo dato che saltava agli occhi era l’età dei partecipanti italiani alla borsa di studio che oscilla tra i 24 e i 27 anni mentre quella degli altri partecipanti (Sopratutto polacchi, svedesi, cechi e ucraini) erano appena ventiduenni, con tre esami alla laurea, due tirocini all’attivo e una data di assunzione già comunicata. Quando noi italiani parlavamo con loro del nostro percorso di studi sembriamo degli alieni per loro.

Poi mi sono messo ad analizzare il fatto e ripensavo a quanto mi ha insegnato la scuola. Io ho frequentato delle buone elementari, una scuola media dove l’unica cosa che ho imparato è il dialetto e a fare a cazzotti in cortile e una scuola superiore “maxi-sperimentale” dove dal depliant informativo si parlava del metodo di studi europeo, ma che si è rivelato un liceo classico con di più ore. Per finire, all’università ho imparato tanto ma niente di specifico per trovare lavoro in un qualsiasi ambito lavorativo. Troppo poco per ambire a buona posizione lavorativi.

Poi ho analizzato le scuole nel resto dell’Europa, vivendole sia parlando con i miei colleghi all’estero e sia nei miei studi linguistico/culturali. Ho notato che sono tutte conformate su un piano ben specifico istituito dalla comunità europea sulla base di un sistema funzionale, sperimentato in più di trecento anni di analisi della didattica. In Italia si continua con un metodo di studio medievale (basti pensare che alle elementari abbiamo ancora dei fascistissimi grambiuli anzichè le divise), formato da interrogazioni, corse ai voti, registri da chiudere, stipendi da portar a casa, abbandonando gli studenti che, magari, frequentano la scuola solo per togliersi dalle palle i genitori assillanti e andare a trovare il primo lavoro che capita per le mani. I ragazzi preferiscono scegliere l’istituto per la posizione, per la bellezza, per la struttura, perché ci va il proprio migliore amico. Ma sopratutto, se si studia poco o molto.

Veniamo al punto. Le scuole in Europa hanno otto anni di primaria, non esistono scuole medie, se esistono non sono una ripetizione degli ultimi tre anni dell’elementari con quei professori che magari parlano ad una classe che già conosce l’argomento o che se ne frega di sentire quelle cose perché non interessanti o non funzionali alla carriera. Infatti, nel resto d’Europa quei tre anni sono formativi al massimo perché in base ad un test attitudinale da svolgere in quel periodo si scopre l’orientamento delle capacità dello studente che si consiglia di seguire per una carriera brillante. Dopo di che, in base a voti, condotta, abilità pratiche o teoriche si cerca di indirizzare la persona o per l’università o per una scuola di formazione professionale. In ogni caso, tra una parte di studi teorici e una parte di discipline pratiche e alla fine del corso si parla già di inserimento. Ebbene si, le scuole cercano lavoro alle persone non al contrario.

Risultato: un ragazzo di ventitré anni già è laureato, ha accumulato già due anni di tirocinio, all’età di venticinque anni lavora stabilmente e può festeggiare all’alba dei trentanni una brillante carriera. Oppure, un ragazzo di vent’anni, dopo aver preso il diploma di tecnico, già può considerare l’idea che ha già accumulato quattro anni di lavoro retribuito.

Noi invece continuiamo a vedere dei laureati in informatica con master in progettazione e programmazione fare i tecnici di laboratorio come massima ispirazione, un lavoro che avrebbe potuto tranquillamente fare un perito informatico senza sprecare quindici anni di studi.

Allora quello che mi domando è perché continuiamo in Italia a presentare riforme del lavoro quando credo che parte di questo problema si possa risolvere modificare il sistema di istruzione? Perché le nostre strutture non offrono dei veri e propri tirocini formativi e non i corsi P.O.N. che servono a far guadagnare soldi e punteggi ai professori e non offrono nessuna nozione in più e dove, ovviamente, i ragazzi lo prendono come la scusa per non studiare? Perché non possiamo avere in Italia una struttura come i college americani, dove una persona si forma in ambito specifico e non si fa studiare materie a caso e poco funzionali, come fisica e chimica a chi studia le lingue o la geografia fisica del sud America a chi fa il programmatore informatico. Perché non vengono valorizzati anche gli sport nelle nostre strutture, lasciandoci un ora di educazione fisica che sembra più l’ora d’aria del carcere che uno sviluppo delle capacità atletiche.

Non credo che lo stato abbia mai valutato a fondo il problema. Gran parte degli italiani va a scuola e non impara niente, oppure si adegua lungo il cammino, si accontenta e non ti aiuta per niente. Allora le aziende di tutto il mondo hanno ragione a stracciare i nostri curriculum perché non abbiamo né un percorso lineare né tanto meno un esperienza lavorativa.

LA RIVOLUZIONE SESSUALE ERASMUS

Ecco un altro articolo che ho trovato al quale mi sento di dare il mio sostegno, dove sono riportate citazioni anche di grandi personaggi della letteratura come UMBERTO ECO.

Buona lettura, da un buon vecchio Erasmus, dopo il quale anche io “non sono stato più lo stesso”.

ERAMSUS : LA RIVOLUZIONE SESSUALE CHE FORMERA’ L’EUROPA 

“Si parla poco sui giornali economici del programma di scambi universitari Erasmus, ma Erasmus ha creato la prima generazione di giovani europei. Io la chiamo una rivoluzione sessuale, un giovane catalano incontra una ragazza fiamminga, si innamorano, si sposano, diventano europei come i loro figli. Dovrebbe essere obbligatorio, e non solo per gli studenti: anche per i taxisti, gli idraulici, i lavoratori. Passare un periodo nei paesi dell’Unione Europea, per integrarsi”.